È arrivata la globalizzazione e il venditore non può
contare solo su stesso per cavalcare la crisi: con l’aiuto
del web, deve aprirsi al mercato e interagire con altre
imprese, per aumentare l’offerta e la competitività e fare
così la differenza
a cura di Alberto Claudio Tremolada
L'’attuale crisi economicaavrà lo stesso effettodel meteorite che causò la scomparsa dei dinosauri: nulla sarà più come prima. Crollo dei fatturati, aumento delle insolvenze da parte dei clienti, difficoltà di accesso al credito. Tutti problemi che le aziende hanno dovuto affrontare dal 2008 a oggi, e che le hanno portate ad aumentare l’impegno dedicato alla vendita.
Ma aumentare l’impegno dedicato alla vendita non basta più, perchè lo fanno anche i concorrenti. Imprenditori e manager ricevono sempre più spesso telefonate, e-mail, visite di venditori spesso troppo insistenti e si infastidiscono. Il mondo è cambiato: a nessuno piace essere forzato all’acquisto.
Il web risponde alla crisi
Nella sua opera L’origine della specie (1859), Charles Darwin teorizzò che: “Non è il più forte a sopravvivere, ma quello che meglio si adatta al mutare dell’ambiente”. Mutare dell’ambiente che la crisi ha accelerato, portando a un cambiamento irreversibile iniziato già qualche anno fa con la globalizzazione e Internet. La competizione nei mercati infatti si è allargata da locale a mondiale, superando nella vendita i limiti di luogo-spazio-tempo come mai era accaduto prima.
Sempre più clienti utilizzano Internet per ricercare e valutare affidabilità, reputazione e convenienza dei venditori e di prodotti o servizi, tramite siti di comparazione (nel B2C ad esempio ciao.it o dooyoo.it) o portali di esourcing (nel B2B bravosolution.com).
A ciò si aggiungono le piattaforme di social network, gli strumenti web 2.0 e sempre di più il passaparola (in inglese “word of mouth”), come forme non convenzionali per diffondere un messaggio di marca, per interagire (vedi la campagna nelmulinochevorrei.it della Barilla) e per conquistare gli acquirenti.
L’obiettivo è vendere meglio, e di più, prodotti o servizi customizzati (personalizzati) e profittevoli.
Il segreto? Fare rete!
Di fronte a scenari sempre più globali, oggi correre da soli, soprattutto se come microimprese e considerata la dimensione che hanno assunto i mercati, richiederebbe risorse illimitate.
Invece di rischiare in proprio, si può fare rete con altre aziende tramite:
1. il contratto di rete
2. le reti interconnesse
Il contratto di rete
Inserito dalla Legge 4 aprile 2009 n.33, il contratto di rete prevede che due o più imprese esercitino in comune una o più attività economiche rientranti nei rispettivi oggetti sociali, allo scopo di accrescere la reciproca capacità innovativa e la competitività sul mercato.
La rete ha un’interfaccia diretta, per regolare i rapporti tra i componenti, e una esterna per contrattare con terzi, partecipare a gare e costituire partnership. Si ratta dunque di uno strumento snello per creare gruppi di acquisto o vendita al fine di realizzare economie di scala e di aumentare le vendite.
Un esempio è Rete ICT, un network di 23 aziende operanti nel settore dell’Information and Communication Technology promosso da Unindustria Bologna. Rete ICT ha lo scopo di promuovere l’interscambio di prodotti o servizi tra le aziende aderenti al network per:
• aumentarne le capacità commerciali con un portafoglio più ampio di offerta;
• migliorare la capacità competitiva delle imprese;
• promuovere la partecipazione comune in una molteplicità di occasioni (bandi, fiere ecc.).
Il vantaggio per i partecipanti è quello di poter proporre ai clienti prodotti realizzati dalle altre aziende aderenti, aumentando l’offerta e le opportunità di vendita.
Le reti interconnesse
Le reti interconnesse permettono a un’azienda di evolvere da realtà orientata al prodotto/ servizio (“product oriented”), con rapporti limitati alla semplice fornitura ai clienti, a nodo centrale della rete, che detiene il know how e condivide con altre imprese nel mondo conoscenze, esperienze e risorse dedicate alla vendita.
Secondo uno studio promosso da Cisco, leader mondiale del networking, le piattaforme di social network come Facebook e Twitter troverebbero sempre più pazio in azienda, assieme ad altri strumenti web 2.0 disponibili in rete quali, per citarne alcuni, Feed RSS, FriendFeed, Docs, YouTube, SlideShare, Wiki e molti altri. A volte per fare rete bastano un blog o un sito web ben posizionato nei motori di ricerca con le parole chiave del vostro settore.
Fra gli utilizzatori di piattaforme digitali, social network e strumenti web 2.0 ci sono nomi importanti come Apple, Nike, Sony, Mercedes, Microsoft, Samsung, Nokia, Dell, Coca Cola, Amazon, Ikea.
Quali sono i vantaggi del “fare rete”?
Grazie a questi strumenti, si crea un ambiente aperto nel quale un’impresa condivide idee, progetti, conoscenze, informazioni, notizie, servizi e prodotti con un nsieme distribuito di altre imprese non organizzate preventivamente. Elementi fondamentali diventano l’interazione, la pro attività e la reattività: ogni nodo interconnesso (l’azienda) è partecipante attivo.
Inoltre il “fare rete” può essere utile per:
• ricercare nuovi clienti;
• segnalare nuove opportunità di vendita;
• aggregare richieste di acquisto di prodotti e servizi;
• interagire con i clienti;
• informare sulla situazione dei mercati;
• migliorare il customer service.
Tuttavia, come qualsiasi progetto, anche questi necessitano che siano accettati dalla maggior parte delle persone che saranno inizialmente partecipanti attivi. In questo modo si potranno minimizzare i possibili problemi che derivano dalla mancata condivisione degli obiettivi o degli scopi.
Tutti abbiamo la nostra rete personale e professionale, ma spesso si attiva solo per iniziativa del singolo o su richiesta, con tutti i limiti che ciò comporta e con la perdita di grandi opportunità.
Fate rete! I concorrenti non aspettano.
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